menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"

SCAFFALE

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RECENSIONE - Una recensione di Angela Maiello all’ultimo libro di Pietro Montani “Tecnologie della sensibilità. Estetica ed immaginazione interattiva“ (Cortina, 2014) - By www.lavoroculturare.org

FONTE
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 «Non era mai accaduto prima, nella storia dell’umanità, che un così grande numero di immagini fosse reso accessibile a un numero altrettanto grande di persone dotate della competenza sufficiente per raggiungerle, scaricarle, condividerle, archiviarle ma anche – e questo aspetto è ancora più importante – per produrle, manipolarle e caricarle in rete»
Inizia così l’ultimo libro di Pietro Montani, Tecnologie della sensibilità. Estetica ed immaginazione interattiva (Cortina, 2014). A quattro anni di distanza dal precedente testo L’immaginazione intermediale (Laterza, 2010), Montani torna su un tema centrale della riflessione filosofica che lo vede impegnato ormai da molti anni (dalla pubblicazione, cioè, di Bioestetica) nell’indagine del rapporto tra estetica e nuove tecnologie. Il tema è quello del potenziale elaborativo dell’immagine, ovvero della capacità dell’immagine di essere occasione di un’elaborazione (singolare o collettiva) dei vissuti traumatici, dei pensieri e delle emozioni ad essi collegati. Tecnologie della sensibilità muove dal riconoscimento dei cambiamenti che si sono prodotti negli ultimi anni – vale a dire negli anni di diffusione planetaria della cultura partecipativa e interattiva della rete: per la prima volta nella storia dell’umanità un grande numero di persone ha a disposizione i mezzi tecnici per la produzione, manipolazione e condivisione di immagini, e con esse di pensieri, sentimenti ed emozioni che necessitano di essere elaborati. È possibile che tali innovazioni tecnologiche possano essere orientate esattamente nella direzione di quel potenziale elaborativo proprio dell’immagine? E se sì, a quali condizioni? Che queste condizioni – si chiede Montani nell’introduzione – siano le stesse che definiscono lo statuto della nostra immaginazione? Per rispondere a tali domande, il filosofo romano rimette nuovamente sotto analisi la categoria dell’immaginazione, ingaggiando un’interlocuzione serrata e articolata con il pensiero critico kantiano, che lo porterà a mettere in chiaro il carattere eminentemente interattivo dell’immaginazione.
La premessa necessaria a una teoria dell’immaginazione interattiva è il riconoscimento del suo “essenziale radicamento nella sensibilità umana” la quale si caratterizza per la sua illimitata apertura allo stimolo, vale a dire per la completa apertura alla contingenza e all’esperienza. Laddove le macchine e gli animali non umani attivano automaticamente o istintivamente operazioni di filtraggio dei dati recepiti, la sensibilità umana risulta ampiamente ricettiva proprio rispetto a quella differenziatezza, imprevedibilità e contingenza dell’esperienza.
La tesi è molto forte e allo stesso tempo stabilmente radicata nella filosofia critica di Kant. Montani fa riferimento al IV paragrafo dell’Introduzione alla Critica della Facoltà di Giudizio in cui Kant discute la differenza tra la facoltà determinante di giudizio (sussumere il caso particolare sotto una regola già data, cioè ricondurla a una categoria dell’intelletto) e la facoltà riflettente di giudizio (ovvero sussumere il caso particolare sotto una regola che non è già data, ma va creativamente trovata). Il carattere interattivo dell’immaginazione va rintracciato esattamente in questo schematismo della facoltà riflettente di giudizio, cioè nel libero gioco di immaginazione e intelletto – o più precisamente nell’originaria attitudine alla sintesi per cui il dato sensibile viene ricondotto a qualcos’altro. Si tratta di un punto di grande importanza per le tesi che verrano esposte in seguito. Senza l’incontro tra la concettualizzazione delle intuizioni e la sensibilizzazione dei concetti (vale dire senza lo schema) non vi potrebbe essere alcun tipo di intelligibilità del mondo, non vi potrebbe essere esperienza. Il problema, però, è che questa relazione tra l’intuizione e il concetto (ovvero tra il dato sensibile e il suo referente concettuale e quindi linguistico) trova fondamento in una più originale disposizione, cioè proprio in quello schematismo libero, che – scrive l’autore – «indugia in una preliminare e indeterminata perlustrazione di tutte le pertinenze che potrebbero rendersi disponibili senza determinarsi ancora per nessuna di esse […] una sorta di creatività istitutiva di regole possibili» (pp. 28-29).

Screenshot del progetto Montage interdit di Eyal Sivian
Screenshot del progetto Montage interdit di Eyal Sivian

Ora, per poter comprendere il rapporto che sussiste tra questo originario carattere interattivo della nostra immaginazione e l’attuale dispiegamento planetario di pratiche e protocolli interattivi reso possibile dalle tecnologie digitali, è necessario risalire alla relazione che si instaura tra immaginazione interattiva, tecnica e sensibilità. Da un lato, infatti, la capacità tipicamente umana di lavorare creativamente alla realizzazione di artefatti tecnici – e naturalmente di quelli artistici – è da ricondurre proprio a quella perlustrazione indeterminata del libero schematismo, in cui immaginazione e intelletto si accordano liberamente; d’altro canto la sensibilità umana – su cui, come abbiamo già detto, si radica questo lavoro dell’immaginazione – è naturalmente predisposta, proprio in virtù dell’intonazione tecnica dell’immaginazione, a organizzarsi, prolungarsi e delocalizzarsi in protesi tecniche. «Parlare di esperienza estetica, per il genere umano, significa coessenzialmente riferirsi ad una tecno-estetica» (p. 39). Tuttavia la progressiva istituzionalizzazione dell’esperienza estetica – ciò che Gadamer nomina come differenziazione estetica e che arriva fino all’Artworld teorizzato da Danto – produce un occultamento di questo rapporto essenziale tra esperienza estetica e tecnica e quindi anche di quello tra arte e tecnica. Per usare le parole di Montani: «l’arte abdica, almeno tendenzialmente, ad una delle sue funzioni più caratteristiche: la capacità di esplorare criticamente le risorse delle innovazioni tecniche» (p. 57).
Ed è proprio sul terreno di questa originarietà rimossa del rapporto tra arte e tecnica che Montani riaggancia il problema del potenziale elaborativo delle immagini (e quindi anche della reciprocità tra etica ed estetica), ricorrendo ad alcune tesi benjaminiane. Come è noto, nel saggio sull’opera d’arte Benjamin sosteneva il carattere storico dell’aisthesis, ovvero il fatto che le modalità di organizzazione del sentire sono determinate non solo naturalmente, ma anche storicamente e variano, quindi, con il variare delle condizioni mediali. L’arte riflette queste trasformazioni, che la porteranno nell’epoca della sua riproducibilità tecnica e massificata a perdere il proprio carattere auratico in favore di una funzione espositiva, a partire dalla quale è possibile pensare una politicizzazione dell’arte da opporre a un’estetizzazione della politica. È sullo sfondo di questa tesi che Montani propone un’operazione interpretativa molto netta: ovvero l’accostamento dell’artista politico del saggio sull’opera d’arte con la figura dello storico materialista, che attraverso un lavoro molto simile a quello del montaggio può trasformare un’immagine del passato in un’immagine dialettica, capace cioè di testimoniare il passato non nell’ambito di una ricostruzione lineare di esso, ma nella forma di discontinua tensione con il presente.
È chiaro, allora, qual è l’esito e allo stesso tempo la posta in gioco della riflessione di Montani: l’evoluzione tecnologica ci ha resi tutti, che lo vogliamo o meno, potenziali artisti politici (o storici materialisti), poiché tutti siamo in grado di produrre, manipolare e condividere immagini; qualsiasi utente può “spazzolare la storia contropleo”, attraverso facili operazioni di montaggio, attingendo all’enorme archivio della rete. Tuttavia le pratiche e i protocolli dell’interattività – e a questo Montani dedica l’ultimo capitolo del volume – sono ancora strettamente legati a procedure standardizzate e limitate, a un’interattività che assomiglia ancora molto a quelle forme di cooperazione interpretativa previste, in fondo, da qualsiasi opera. Il risultato di una efficace creatività interattiva (quella che l’autore definisce Rule Making Creativity) non è più l’opera in senso estetico tradizionale, ma quello che nei termini di G. Simondon Montani chiama ambiente associato, ovvero l’insieme di «forme di vita tecnica capace di trasformarsi in mondo non programmabile, benché conforme a regole» (p. 77.).
Le domande poste in apertura dall’autore hanno certamente trovato risposta: perché si attivi il potenziale elaborativo delle immagini dovremo certamente ritornare alle condizioni che definiscono lo statuto della nostra immaginazione interattiva. Ciò significa che si dovrà lavorare affinché i dispositivi interattivi – e Montani ha in mente dispositivi di grande potenziale quali, ad esempio, Google Glass o più in generale quelli dell’Augmented Reality – più che andare nella direzione dell’ottimizzazione e pre-selezione del molteplice, riescano a restituire, nella modalità condivisa tipica della rete, l’esperienza della contingenza, adeguandosi e modificandosi di volta in volta in base ad essa. Quella che ha in mente Montani – e discute alcuni esempi della sfera online come Wikipedia, e del mondo dell’arte come l’installazione per il “Museo della Mente” di Roma di Studio Azzuro – è un’accezione forte del concetto di interattività, intesa come quel processo tecno-estetico aperto, in cui si delocalizza la sensibilità senza però perdere la sua imprevedibile apertura al molteplice dell’esperienza. Questo può essere il nuovo terreno di incontro tra arte e tecnica ma soprattutto è su questo terreno che si gioca la partita, sempre aperta, della rete e delle tecnologie digitali a essa connesse. Imboccheremo la strada della stupidità, ovvero dell’anestetizzazione e dell’emotività inelaborata, o quella dell’intelligenza, intesa come sviluppo di nuove forme creative capace di far lavorare la nostra immaginazione interattiva?

tecnologie sensibilità 

NOTA - Voglio poter festeggiare ogni giorno il mio Capodanno (Lorenzo Di Anselmo)

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Questo scriveva Gramsci in un articolo apparso sul quotidiano “Avanti!” la mattina del primo gennaio 1916. Cento anni dopo un altro capodanno si avvicina e, ci giurerei, non sarà troppo diverso da quello di un secolo fa. Almeno nella mente e nelle aspettative delle persone. Lo scenario storico era certamente diverso, si era nel vivo della Prima Guerra Mondiale e il capodanno doveva rappresentare davvero il tripudio della speranza mai sopita. Ma per il resto, per lo spirito con cui a esso ci avviciniamo, per l’atmosfera che esso emana, per i sogni che quella notte pullulano nel nostro animo ingenuo, il capodanno è probabilmente sempre uguale. La notte più lunga dell’anno ci sentiamo degli eroi e ci ripetiamo, con la stessa innocente incoscienza, che l’anno in arrivo coinciderà con il definitivo trionfo personale dei nostri progetti e delle nostre presunte felicità. Ogni capodanno lo stesso augurio, ogni anno la stessa illusione. Eppure nel 2017 saremo ancora qua, a brindare alla luna e a fissare il cielo in estasi, tanto che importa, c’è un nuovo anno alle porte e la felicità, stavolta, non tarderà ad arrivare.
È per questo che non voglio farmi fregare dai fuochi d’artificio, dai suoni scoppiettanti e dall’allegria generale; non voglio farmi ingannare dagli auguri che mi arriveranno a mezzanotte e rinnoveranno il loro invito alla gioia, intima e condivisa. Voglio anche io, come Gramsci, che ogni giorno sia il mio capodanno, che ogni giorno sia il primo di una serie infinità di felicità replicate, che ogni giorno possa ripetersi nel mio animo il ticchettio dei bicchieri in festa che battezzano la mezzanotte. Voglio svegliarmi e vedere fuori dalla finestra spettacoli pirotecnici ogni giorno, nel cielo così come nel mio cuore e voglio sentirlo quel sottile odore di micce esplose affinché di scintille si colori la mia vita e con essa l’umanità tutta. Rinnoviamoci ogni giorno, inventiamoci ogni giorno, diamo sfogo alla fantasia nello stesso modo con cui ci affanniamo a scegliere abiti e acconciature per il grande evento o il classico cenone. Trasgrediamo anche il primo febbraio e l’ultimo giorno di aprile, non attendiamo l’ultimo dell’anno per liberare amore mentre nel frattempo conserviamo rancori e invidie.
Voglio vivere ogni giorno come vivo il capodanno: senza orari, senza vincoli, senza rituali. Senza la frenesia che ci attanaglia gli altri trecentosessantaquattro giorni, senza l’angoscia che ci opprime e l’abitudine che ci modella tutti allo stesso modo, tutti ugualmente piatti e passivi. Voglio avvertirlo continuamente quel batticuore e quell’emozione con cui tutti aspettano e proclamano il conto alla rovescia; voglio che la mia schiena percepisca ogni istante quei brividi di baldoria e impazienza che accompagnano e scandiscono l’arrivo del nuovo anno. Voglio sentirmi sempre nuovo e sempre uguale, sempre libero e mai scontato, voglio poter inseguire ogni momento i miei sogni, sperando che sia la mia passione a esaudirli e non la smania che assiste, impotente, allo scoccare festoso della mezzanotte. Voglio poter ricreare me stesso e la mia personalità, ringiovanire o invecchiare nello spirito e nel corpo a seconda delle esigenze, divertirmi a sfoggiare e liberare la mia esuberanza. Voglio  veder brillare i miei occhi e quelli di tutti ogni giorno, anche il più banale, il più inutile, il più triste e indesiderato. Perché tutto questo significa vivere, mettersi in gioco e in discussione, amare l’esistenza e desiderarne il suo definitivo compimento. E io voglio vivere sempre, non solo a capodanno.
Perciò odio il capodanno, continuava Gramsci. Io no, non lo odio. Anzi, lo amo talmente tanto che voglio continuamente sentirlo rinascere e fremere, impazzire e divampare. E spero, perciò, che ogni mio giorno possa realizzarsi con la sua stessa intensità, essere illuminato con i suoi stessi bagliori, essere ritmato dalle sue stesse magiche melodie.
È forse una pretesa folle, ma sognare a occhi aperti si può, e non solo il trentuno dicembre.

FONTE

PROPOSTE EDITORIALI 
http://www.petiteplaisance.it/index.html


Gli e-book seguenti sono gratuiti, liberamente scaricabili.


Ebook 1001
GIANCARLO PACIELLO
Mashloket ha-Historionim, ovvero La “nuova storia” d’Israele
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 24.
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Ebook 1002
MAURO TOZZATO
Emmanuel Levinas e la filosofia dell’hitlerismo
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 6.
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Ebook 1003
MARINO BADIALE
Scienza e relativismo. Controversie in filosofia della scienza
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 6.
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Ebook 1004
YASHAR KEMAL
La parola dei curdi
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 5.
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Ebook 1005
ANDREA CAVAZZINI
Oltre il Sessantotto
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 7.
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Ebook 1006
MARCO ROSSI
Intervento di un neo-platonico che non ha la testa tra le nuvole
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno VI – Nuova serie – NN°3/5 – Luglio/Dicembre 1998], pp. 10.
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Ebook 1007
ALBERTO G. BIUSO
Esistenza e colpa. Sul fondamento metafisico del mondo morale
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno X – Nuova serie – N° 1 – Gennaio 2003], pp. 22.
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Ebook 1008
COSTANZO PREVE
Elogio della filosofia. Fondamento, verità e sistema nella conoscenza e nella pratica filosofica dai greci alla situazione contemporanea
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno X – Nuova serie – N° 1 – Gennaio 2003], pp. 32.
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Ebook 1009
FABIO BENTIVOGLIO
Fenomenologia del nichilismo. L’individualismo senza individuo
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno X – Nuova serie – N° 1 – Gennaio 2003], pp. 10.
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Ebook 1010
GIUSEPPE BAILONE
Due dialoghi. I panni di Dio – Socrate e il filosofo della caverna
[pubblicato su Koinè, Periodico culturale – Anno X – Nuova serie – N° 1 – Gennaio 2003], pp. 16.
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Ebook 1011
ANDREA BAGNI
Sapere di polis
[Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 10.
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Ebook 1012
FABIO BENTIVOGLIO
Il quinto postulato, 2003
[Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 11.
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Ebook 1013
Marcello Vigli
Scuola dello Stato in tempo di globalizzazione. Quale scuola  per quale Stato?
2003 [Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 11.
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Ebook 1014
Guido Armellini
L’intelligenza del tranviere
2003 [Pubblicato su Koinè,  Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 15.
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Ebook 1015
Vittorio Cogliati Dezza
Partiamo dalle nuove sfide
2003 [Pubblicato su Koinè,  Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 16.
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Ebook 1016
Antonia Baraldi Sani
Il cappotto del professore
2003 [Pubblicato su Koinè,  Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 7.
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Ebook 1017
Corrado Mauceri
La scuola della Repubblica tra Stato, Regioni e sussidiarietà
2003 [Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 10.
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Ebook 1018
Marcello Cini
Evoluzionismo: un ponte tra due culture
2003 [Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 11.
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Ebook 1019
Carlo Bolelli
Sul sapere critico
2003 [Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 5.
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Ebook 1020
Massimo Bontempelli
La convergenza del centrosinistra e del centrodestra nella distruzione della scuola italiana
2003 [Pubblicato su Koinè, Visioni di scuola. Buoni e cattivi maestri], pp. 9.
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PROPOSTE EDITORIALI

 Fonte:


http://www.doppiozero.com/



Karl Marx

L'ideologia

Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un'attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l'osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza...  
Abbiamo preso le mosse da un fatto dell'economia politica, dall'estraniazione dell'operaio e della sua produzione. Abbiamo espresso il concetto di questo fatto: il lavoro estraniato, alienato. Abbiamo analizzato questo concetto e quindi abbiamo analizzato...  
Per parlare con precisione e nel significato prosaico, i membri della società civile non sono atomi. La proprietà caratteristica dell’atomo consiste nel non avere alcuna proprietà e perciò nessuna relazione, condizionata mediante la sua propria...  
Consideriamo ora per un momento la merce in riposo oro, la quale è denaro, nel suo rapporto con le altre merci. Tutte le merci rappresentano nei loro prezzi una determinata somma d'oro, sono dunque soltanto oro rappresentato o denaro rappresentato, sono rappresentanti...  
Lavorerai col sudore della tua fronte! Fu la maledizione che Jehova scagliò ad Adamo. E così, come maledizione, Adam Smith considera il lavoro. Il «riposo» figura come lo stato adeguato, che si identifica con la «libertà» e la «...  
Se il denaro è l’equivalente generale, il potere di acquisto generale, tutto si può comprare, tutto si può trasformare in denaro. Ma può essere trasformato in denaro solo in quanto viene alienato, in quanto il possessore se ne priva. Ogni cosa...  
Come nella cooperazione semplice, anche nella manifattura il corpo lavorativo in funzione è una forma d’esistenza del capitale. Il meccanismo sociale di produzione composto di molti operai parziali individuali appartiene al capitalista. La forza produttiva che...  
Finché lo strumento di lavoro rimane, nel senso proprio della parola, strumento di lavoro, così come, storicamente e immediatamente, è accolto e inserito dal capitale nel suo processo di valorizzazione, esso subisce solo una mutazione formale per il fatto...  
Il denaro, poiché possiede la proprietà di comprar tutto, la proprietà di appropriarsi tutti gli oggetti, è così l'oggetto in senso eminente. L'universalità della sua proprietà è l'onnipotenza del suo essere,...  
I popoli nomadi sviluppano per primi la forma di denaro, poiché tutti i loro beni si trovano in forma mobile, quindi immediatamente scambiabile, e perché il loro genere di vita li porta continuamente a contatto con comunità straniere, e quindi li sollecita...  
In capitale-profitto, o ancora meglio in capitale-interesse, terra-rendita fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica collegante le parti costitutive del valore e della ricchezza in generale con le sue fonti, la mistificazione del modo di produzione...  

Karl Marx

La merce

Marx ritorna? Dopo essere finito in cantina o sugli scaffali alti delle biblioteche di anziani lettori del tempo che fu, dopo essere stato escluso dai programmi dei partiti politici di sinistra, dimenticato, non più citato, ecco che Marx torna – ma forse non se ne...  

Ballate sediziose, il romanzo di Valerio Monteventi sul movimento "antagonista" a Bologna

Ballate sediziose” è il nuovo libro del bolognese Valerio Monteventi, ex consigliere comunale indipendente nelle fila di Rifondazione Comunista, poi candidato sindaco di Bologna con Bologna Città Libera nel 2009.  Il primo romanzo di Monteventi, già autore dei saggi Berretta Rossa (con Serafino D’Onofrio) e Guazzaloca 50,69 per cento. Perché a Bologna ha perso la sinistra (con Rudi Ghedini) racconta in ogni pagina una differente sfumatura della sinistra movimentista sotto Le Due Torri, e non solo. Edito da Pendragon, il libro ha come protagonista Gino Calamita, personaggio bizzarro cresciuto a “pane, politica e sfighe sociali”, attorniato dall'arcipelago della protesta dalle lotte operaie dell'800, fino ai G8, passando per il '77: "La storia la scrivono i vincitori. Quindi ho voluto trasmettere quello che lentamente si sarebbe dimenticato"

C’è il mondo dei centri sociali, dei cortei no global, dell’assalto di massa al vertice della Banca Mondiale a Praga nel settembre 2000, così come del massacro di Genova al G8 dell’anno seguente. Ci sono i briganti bolognesi dell’800, l’inno di Potere Operaio, l’insurrezione riuscita del 1334, quella fallita del 1874 e quella uccisa prima ancora di nascere del 13 novembre del 1794. Ci sono gli scontri del marzo del 1977 e c’è l’occupazione del cinema Arcobaleno del 11.11.11 da parte di Santa Insolvenza, quando un corteo di mille persone invase un cinema abbandonato a due passi da Piazza Maggiore con lo slogan “Occupy everything, make miracles!”.
“Ballate sediziose” è un caleidoscopio di storie che riempiono le quasi 300 pagine di quello che per l’autore è un vero e proprio esperimento narrativo. Attraverso la cornice di un romanzo irregolare, che per avere giustizia merita di essere letto ad alta voce e in compagnia, Monteventi sbalza il lettore tra le  mille storie e i mille riferimenti culturali delle sinistra movimentista e barricadera di tutti i tempi, dal leggendario bandito Gaetano Prosperi, che nell’800 diede per anni filo da torcere alle guardie sabaude, al calciatore basco Goikoetxea, passando per il pianoforte suonato in piazza in mezzo agli scontri che sconvolsero Bologna dopo l’uccisione di Francesco Lorusso, nel 1977.
Protagonista del romanzo Gino Calamita, cresciuto a “pane, politica e sfighe sociali”. Un personaggio sopra le righe, come del resto tutte le maschere che gli girano attorno. Per risollevare il morale dei giovani senza futuro, impantanati nelle sabbie mobili del grigio presente, Gino decide di scrivere una ballata come quelle di una volta, un canto popolare di lotta capace di salvarli dalla rassegnazione. Molto difficile, visti i tempi. E per questo Gino sceglie la strada della seduta spiritica, unico mezzo per contattare i rivoltosi, i ribelli e i rivoluzionari da barricata passati alla storia. Una seduta che si svolgerà all’interno dell’occupazione del Cinema Arcobaleno, la cui pianificazione il romanzo racconta nel dettaglio.
nuovo libro
Per chi frequenta certi ambienti cittadini non sarà difficile individuare personaggio realmente esistenti, così come non è un mistero la sovrapponibilità quasi completa tra Gino Calamita e lo stesso Monteventi. “Non so se sono davvero io – dice l’autore – dopo tutto questo è e resta un romanzo. I personaggio sono tutti inventati, al massimo li ho costruiti unendo tratti caratteriali di persone differenti che ho conosciuto nel corso del tempo. La verità è che scrivere mi è sempre piaciuto, e sono arrivato in un momento della vita in cui ho molte storie da raccontare. Dovevo trovare un modo per farlo, per trasmettere quello che altrimenti pian piano si perderebbe nel corso degli anni, fino ad essere completamente dimenticato. Perché, lo sappiamo, la storia la scrivono sempre i vincitori. Per rimediare ho scelto la via del romanzo”.
Il risultato è “Ballate sediziose”, romanzo che si dedica ai “perdenti” per definizione e alle loro battaglie, ai rivoltosi di ogni tempo e ai movimenti appunto. Ma dopo tutto, ricorda Monteventi nel suo libro, “se un sogno ha così tanti ostacoli significa che è quello giusto”.

Nuovo eBook Wister: YES We_STEM

L’8 Marzo 2016 il MIUR, con il sostegno della sede italiana della Commissione Europea, ha lanciato il progetto “Le studentesse vogliono contare! Il mese delle Stem” promuovendo iniziative e approfondimenti per combattere gli stereotipi di genere e le discriminazioni.
“Il mese delle Stem” (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuole sensibilizzare gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado allo studio delle discipline scientifiche e tecnologiche, superando il divario di genere.

La rete WISTER (Women for Intelligent and Smart TERritories) ha colto l’occasione per organizzare presso la sede della Commissione Europea a Roma un evento intitolato Yes WE STEM (Women Empowerment in STEM) i cui lavori hanno generato questo eBook. Infatti, i contributi dei vari capitoli dell’ebook  vanno oltre gli interventi dell’evento e racchiudono ulteriori approfondimenti, elaborazioni e dati. E proprio le competenze, l’esperienza, la sensibilità, l’impegno e lo sforzo di ciascuna/o  delle autrici e degli autori hanno permesso di costruire un libro che rappresenta un prodotto editoriale ricco e originale, curato da Luciana d’Ambrosio Marri, Flavia Marzano e Emma Pietrafesa.
L’introduzione di Simonetta Di Pippo, Direttrice dell’Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico delle Nazioni Unite (UNOOSA) e le conclusioni diCatalina Oana Curceanu, prima Ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) e membro del Foundational Question Institute  (FQXi), rendono questo eBook ancora più prezioso.

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UN IMPERDIBILE









LA FILOSOFIA MARXISTA-LENINISTA di A. Sceptulin

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